Pubblicato il 08-04-2015
Per
iniziare, un po’ di dati. Per la promozione di EXPO sono stati
finanziati giornali e altri media senza badare a spese, come
testimoniano i 5 milioni di euro donati alla Rai. Ma ce n’è per tutti:
Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Secolo XIX, Il Foglio,
Libero, Sole 24 Ore, Il Giornale, Wired e altri ancora.
Se è vero che l’Esposizione Universale,
che si terrà a Milano dal primo maggio al 31 ottobre 2015, è un evento
importante, che ci espone allo sguardo del mondo e pertanto è giusto che
riceva le dovute attenzioni, ma viene d’altro canto da chiedersi se per
fornirgli una corretta visibilità debbano necessariamente mettersi in
moto milioni di euro, giochi di corruzione e potere.
Se è vero, come ci dicono d’ogni dove,
che ospitare e organizzare EXPO sta accendendo l’orgoglio nazionale di
un’Italia dal lustro ritrovato (almeno secondo la loquace narrazione
dell’ottimismo renziano), come è possibile che questa fierezza
patriottica sia così costosa? Così sfacciata nel suo volgare intento
propagandistico fine a se stesso? Si discute molto di libertà di stampa
ma, al solito, si tratta evidentemente di parole abbozzate e slogan di
facciata. E l’Italia, stando al rapporto 2015 sulla libertà di stampa
realizzata come ogni anno da RSF, scivola al 73esimo posto nella
classifica mondiale, ben più in basso rispetto alle altre potenze
europee: Olanda (#4), Germania (#12), Spagna (#33), Regno Unito (#34) e
Francia (#38).
Appoggiare senza un filo di obiettività e
di critica costruttiva un evento della portata di EXPO, che con i suoi
ritardi, le situazioni poco chiare e varie scelte di basso livello,
altro non sta facendo se non confermare lo stato di mediocrità in cui
versa attualmente la nostra Italia, equivale a sostentare
consapevolmente questa situazione. Ci sarebbe invece da riflettere sul
fatto che, ad oggi, la percentuale del lavoro terminato in vista
dell’Esposizione Universale equivale ad un misero 9%. Intanto un’altra
bufera si sta abbattendo sul progetto EXPO, che ha da poco indetto un
bando di gara riguardante gli “allestimenti delle quinte di camouflage”,
con base d’asta di 2 milioni e 658mila euro. Di cosa si tratta
concretamente? Di paratie, allestimenti scenografici “con funzione di
schermatura visiva e di ombreggiatura”, atti a coprire eventuali sezioni
del sito rimaste incomplete. Probabilmente delle vere e proprie toppe
da inserire qua e là, laddove ve ne sia bisogno. Camouflage è infatti un
francesismo che sta per camuffamento, mascheramento. Certo è che in
francese suona più delicato e professionale, così da essere più
ingannevole alle orecchie del malcapitato popolo italiano.
Ma anche il francese ha un prezzo. Il
costo dei pannelli per le zone non finite è stimato in 100 euro per
metro quadrato per un’area che in totale misurerebbe 11mila metri
quadrati.

Al di là di quello che accadrà tra meno
di un mese, quando il sito dell’Esposizione verrà ufficialmente aperto
al pubblico, sembra che anche questo camouflage altro non sia che
l’ennesimo tassello di una degenerazione verso un’autarchia
propagandistica fatta di tante parole volte a nascondere sempre qualche
magagna, così come le paratie nascondono le zone incompiute dell’EXPO.
Proviamo a ricapitolare: media pagati
profumatamente per dare vita a un battage positivo nei confronti
dell’EXPO e camouflage pagati altrettanto profumatamente per celare gli
evidenti ritardi costruttivi. Con tutti questi soldi spesi per la
qualsiasi non si è stati, però, capaci di realizzare un sito web
all’altezza. Basta andare su http://www.expo2015.org/it per accorgersi
di quanto il sito sia caotico. Ma il vero scandalo è che la versione
inglese del sito è pieno di strafalcioni, proposizioni impostate a caso,
quasi come se qualcuno l’avesse fatto di proposito. Una beffa. E invece
no, frasi totalmente sgrammaticate come “Not only is it an exhibition
but also a process” sono state lette da chissà quanti possibili fruitori
stranieri della kermesse. E con la versione francese del sito non
sembra sia andata meglio.
Non finisce qua. Nel mese di febbraio
l’account Facebook ufficiale di EXPO 2015 ha postato alcune immagini del
“Parco della Biodiversità” che hanno fatto il giro del web. Il perché è
presto detto: così come le traduzioni del sito sembravano scritte da
studenti burloni in vena di scherzi, allo stesso modo queste immagini
sembrano realizzate da chi non è mai andato oltre Paint. Persone
scontornate frettolosamente, figure trasparenti e altre fluttuanti a
mezz’aria, nessuna profondità, assenza di ombre, nessun dettaglio,
immagini a bassa risoluzione. Un lavoro fatto così male da risultare
ridicolo anche ai non addetti ai lavori. E infatti le innumerevoli
parodie del web non si sono fatte attendere.
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