Ma quel’è il progetto di Renzi, giacchè non lo ha mai
organicamente esposto, anzi se ne guardato bene. Qualcosa gli è scappato. All’inizio
per piccole ingenuinità, ultimamente per qualche parola detta di troppo in
alcuni casi, mentre in altri lasciatala andare di proposito, un po per
osservare le reazioni, un pò per edulcorare la proposta nel senso di abituare
tutti a quella idea molto lontana dallo status quo di questi ultimi 70 anni.
Il Presidente della Repubblica si è dimesso inaspettatamente.
Nessuno a novembre l’avrebbe sottoscritto per il semplice fatto che aveva
affermato, due anni fa, che accettava un secondo mandato per il tempo
occorrente alla nuova legge elettorale. Si è dimesso prima. Perché?
a)
La legge elettorale proposta da Renzi non gli è
mai piaciuta.
b)
Ha capito il gioco ed il progetto complessivo di
Renzi.
c)
Come senatore a vita non si è iscritto al gruppo
del PD e nemmeno a quello misto dove c’è il suo predecessore Ciampi, ma a
quello delle Autonomie-Psi volendo così evidenziare il suo spirito riformista e
la sua distanza dal PD.
Con le sue dimissioni, Napolitano, pensava di rimescolare il
calendario di Renzi, in quanto l’elezione del Presidente della Repubblica è
sempre un momento delicato sì, ma specialmente pericoloso per chi sta al
governo in quanto le tensioni aumento a dismisura, le vendette durante le
votazioni, ma specialmente quelle che si metteranno in campo dopo aver eletto
il nuovo Presidente della Repubblica sono
pericolosissime per la tenuta di qualsiasi governo e del suo capo in quanto
rischiano di cadere per imboscate parlamentari.
In conclusione, se da una parte le dimissioni anticipate di
Napolitano sembrano essere state un successo per Renzi, ed è vero in quanto si
è tolto di mezzo l’unico che poteva dirgli di no, per potere e prestigio
personale e tanto seguito tra i cittadini italiani, dall’altra è anche vero che
le stesse dimissioni creano forte tensioni politiche che mettono a disagio ed
in pericolo a volte, la stessa sopravvivenza di un governo e del suo leader.
In realtà, con le dimissioni di Napolitano, c’è una
accelerazione politica (vedi il recente patto del Nazareno 2.0) nel senso della chiarezza sul futuro dell’Italia. In questa
fase Renzi potrà essere ridimensionato oppure, se supererà questo momento, avrà
vita facile e realizzerà il suo progetto molto velocemente entro il 2016.
(il 2016, cioè scadenza della legislatura e nuove
elezioni con nuova legge elettorale ma non solo , ma anche con una Costituzione
diversa in alcuni punti cardini).
Progetto
Premessa: presa del PD.
a)
Nomina a capo del governo
b)
riduzione dei poteri del Senato tanto da renderlo
ininfluente nelle decisioni. Un senato non votato direttamente dal popolo ma
dai politici delle varie regioni italiane.
c)
Nuova legge elettorale che si propone due cose e
su cui Renzi non ha mai ceduto e non lo farà perché essenziali al suo progetto: a) meccanismo con il quale
almeno la metà della camera dei deputati viene nominata dai segretari dei
partiti, per cui lui nominerà tutti i suoi che giureranno fedeltà a lui e non
al popolo italiano. b) premio di maggioranza alla lista (legggi partito) che ha
ottenuto il quorum dei voti e non alla coalizione. La legge prevede una clausola
di salvaguardia perché verrà dichiarata esecutiva non prima del 2016. Perché? Perché
nel 2016 Renzi prevede di andare alle elezioni ma non solo con la nuova legge
elettorale, ma anche con un pezzo, piccolo ma importante, della Costituzione
cambiato ed è il punto d).
Variazioni della Costituzione.
d)
Il Capo del Governo avrà il potere di sciogliere
le camere ed indire nuove elezioni, avrà il potere di dimissionare qualsiasi
elemento formante la compagine governativa e sostituirlo di imperio. Il Capo
del Governo, quindi, avrà il potere di assegnare o revocare le deleghe ai ministri. (il famoso ed iniziale
“sindaco d’Italia”. Ora non ne parla più perché non vuole allarmare partiti e
opinione pubblica in questa fase)
e)
Il Presidente della Repubblica avrà poteri
fortemente depotenziati riducendosi a semplice “notaio” di quanto farà il Capo
del Governo.
Fine della Repubblica.
f)
Elezioni 2016. Renzi ed il suo partito, che nel
frattempo ha cambiato nome dopo la rottura definitiva con i dissidenti interni,
vinceranno le elezioni, ritrovandosi in mano il controllo della camera dei
deputati, appoggiati dall’esterno dalla pattuglia dei berlusconiani come già si
fa adesso.
g)
Consolidamento del potere mediante metodi
spregiudicati che, tra l’altro, tende a ridurre costantemente l’area del
dissenso politico.
Questo progetto è approvato da Berlusconi e questo è il
Patto del Nazareno. A Berlusconi andranno la sua riabilitazione, la sicurezza personale e familiare, dei suoi
interessi industriali e finanziari, continuando a contare politicamente, ma
dietro a Renzi. Anzi, sin da ora,
insieme, hanno quasi il controllo totale
delle televisioni e di una parte della carta stampata, cioè della comunicazione.
Il prossimo Presidente della Repubblica .
Il prossimo
Presidente non dovrà essere autorevole e competente. Dovrà sentire l’incarico come
molto più grande di lui, giorno per giorno, istante dopo istante. Dovrà essere
insicuro e quindi affiancargli tecnici e consiglieri che Renzi e Berlusconi gli
affiancheranno per controllarlo fin nei
minimi dettagli. Non dovrà essere abituato alle sale del potere, scaltro, con
lunga esperienza politica. Dovrà essere colui che deve molto a qualcuno per
quello che ha raggiunto e che non era scritto nemmeno nel libro dei sogni. Non
dovrà avere nessuna tessera politica. Di specchiata moralità. Un non politico.
Una carriera di combattente contro il crimine. Che è deferente sia nei
confronti della sinistra , a Renzi ed alla sua corte, sia a destra a Berlusconi
ed alla sua corte e che ha già dato prova di ciò. Non al movimento 5Stelle, a
Sel, alla Lega, anzi. Dovrà essere un
Presidente funzionale al progetto di Renzi. Un Presidente che firma e che
esegue. Non un Presidente per gli italiani, ma per un solo italiano. Se Renzi
proporrà questa figura in accordo con B., allora il progetto è quello prima
descritto che chiamerei renzizzazione d’Italia. Auguri per il prossimo ventennio, ma non
possiamo stare più come siamo stati in questi ultimi venti anni. Anche agli
inizi degli anni venti del secolo scorso si avvertiva in tutta Italia l’inadeguatezza
degli ultimi venti anni , l’insofferenza per i soliti noti della politica, l’esigenza
di una grande svolta. Speriamo che la Storia ci abbia insegnato qualcosa, ma
penso di no.

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